È mia abitudine,giusta o sbagliata è mia e non ho alcuna intenzione di cambiarla, raccontare, quando scrivo di eventi,situazioni o accadimenti in genere, solo di quello che mi colpisce, non mi interessa fare un resoconto dettagliato o mettermi a citare tutti, perché è meglio essere nelle grazie del mondo. Parlo di quello che mi resta nella memoria, parlo di quello il cui ricordo mi strappa un sorriso e un attimo di serenità. “Sotto un cielo di carta” libro che Roberto Ritondale si è regalato per i suoi cinquant’anni ,proprio nel giorno delle sue primavere ha avuto il debutto in società. Prima della trama,dei personaggi, prima di tutto, quello che emerge è l’amore per la carta, per il suo odore ,per il suo colore,per la sua porosità. La carta e l’incessante turbinio che il relazionarvi produce restano nella mente. Resta nella mente anche la personificazione del protagonista in Gaetano Califano. Gaetano Califano è un “personaggio”persona a cui Pagani dovrebbe erigere una statua in una delle strade più rappresentative, folti baffi ingialliti dal sigaro,occhietti furbi che un paio d’occhiali dalla montatura invisibile vestono da colto letterato, un vocione acuto ma buono, una simpatica “panciotta”, che tanto ci piace, sono la cornice di un carattere benevolmente ciarliero che però con una risata e una battuta riesce a far centro sempre e comunque. Gaetano dovrebbe avere una statua perché racchiude in sè tutti i tratti, buoni e cattivi, del paganese e della sua paganesità. Resta scalfito come nella pietra, il trolley protagonista assoluto e indiscusso. Roberto nella sua introversa irriverenza a sottolineare la sua condizione di Scrittore Ambulante sceglie di entrare in scena col suo trolley. Per me, che insieme a Nunzia e Raffaela siamo quelle del trolley,sembra ieri quando trascinavamo con noi questo bagaglio con dentro libri (non vestiti )da una manifestazione all’altra, ricordi memorabili, è stata una scelta affettivamente carica di emozioni, un’amarcord dal gusto melanconicamente dolce, non nego che forte è stato l’impulso di alzarmi e chiedere i diritti d’autore non tanto per me quanto per Raffa da sempre libraia col trolley. Resta la foto che l’autore ha scelto come immagine di sè, cappellino da marinaio quelli di lana a coste che aderiscono perfettamente al capo, sorriso sincero e sguardo pulito di chi dice la sua nella maniera migliore che conosce. Una scelta giusta forse controcorrente ma sincera, sentita e reale, è un’ immagine che ne rievoca altre, lui che corre per le strade della città a cui appartiene, perché anche se lontano un paganese resta a Pagani, in cerca della verità. Restano le calde voci di Cleo Lamberti e Salvatore Borriello ,recensione migliore per loro,le parole di Cleo, “Siamo professionisti andiamo di voce”. Resta la goliardia spregiudicata del buffet quando tutti diamo il meglio, purtroppo sono solo ascoltatrice di un fatto a mio avviso eccezionale, mia sorella che posa un piatto, semi vuoto o pieno, dipende dai punti di vista, sul tavolo apposito ed un signore amante del cibo oltre che della carta che… lo prende e finisce di mangiarne il contenuto… quale più alta forma di aggregazione. Testimonianza che la rimpatriata tra ex compagni di scuola e vecchi amici voluta da “Golden Boy” è riuscita alla perfezione. Restano a me le risate fatte in macchina nel racconto post-evento a dimostrazione che “sotto un cielo di carta” si sta meglio e bene.
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Roberto alle prese con le dediche.
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Facce di libro…

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